Saluto a don Giuseppe

Vedi come si amano fra loro

Questa prima Lettera 2020-21 è “speciale”. Quando venerdì 26 giugno abbiamo salutato don Giuseppe, il passaparola tra gruppi e persone diceva (alla buona): chi desidera esprimere un pensiero si prepari, troveremo il modo di condividerlo. Il modo lo abbiamo trovato con naturalezza, al termine della Messa. Don Giuseppe è rimasto attorno all’altare e noi – chi aveva preparato qualcosa, perché avremmo potuto essere tanti di più – ci siamo alternati al microfono, con l’aiuto di Emilia nel ruolo di regista.
Al termine Giuseppe ha espresso il desiderio di avere il testo di tutti gli interventi. Così ci siamo trovati per le mani la sua bellissima omelia e i nostri saluti, diversi ma convergenti, perché legati da un’anima che permea l’intera comunità. Quella serata merita di essere ricordata non solo per i saluti e i ringraziamenti a Giuseppe. Abbiamo saputo tirar fuori molte delle esperienze e dei pensieri più belli della comunità. La quale – certo – ha ancora molto da imparare e realizzare. Ma numerose testimonianze (anche esterne) ci fanno capire che è viva, e cresce secondo direttrici fresche… evangeliche.
Don Giuseppe, dopo 18 anni passati con noi, è il primo a darci testimonianza di uno stile che lui stesso afferma di aver trovato qui (pp. 8-9). Facciamo tesoro delle sue parole e delle nostre. Conserviamo questa Lettera, e rileggiamola ogni tanto, per continuare ad amare, ad accogliere, a non ricadere in un cristianesimo piagnone e moralistico. L’anima di una comunità, nei vari passaggi quotidiani, può restare sopita; a volte ferita. È delicata, la nostra anima. Ha bisogno di alimento e di ricordi, di consapevolezza e di percorsi incoraggianti.
Anche perché non possiamo accontentarci di star bene tra noi. Abbiamo la “missione” di testimoniare a tutti che Dio ama, che la vita merita di essere vissuta, che i rapporti giusti fra le persone sono di comunione, comprensione e perdono. La nostra testimonianza non può essere diversa da quella delle prime comunità, che vivevano seguendo le parole di Gesù: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,35). Tertulliano, vissuto tra II e III secolo, ricorda l’espressione di stupore che sorgeva nei pagani quando venivano in contatto coi cristiani: “Vedi come si amano fra loro” (Apologetico, 39,7).

Lino

Per leggere e scaricare integralmente la lettera di giugno, potete cliccare QUI (il file è in formato PDF e pesa circa 2MB).

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