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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
Di Bilo (del 11/10/2010 @ 16:26:50, in Documenti, linkato 756 volte)

Cara Parrocchia,

puntuale come un orologio svizzero, il vescovo Francesco, ci regala i suoi pensieri all’inizio del nuovo anno pastorale.

“… l’itinerario che intendiamo seguire per l’inizio del nuovo decennio, è dedicato dai Vescovi italiani all’impegno educativo. Anche quest’anno, come negli anni precedenti vogliamo ripartire dal Signore Gesù, punto di non-ritorno e centro vivo della nostra fede, nella certezza che con Cristo o senza Cristo cambia tutto…nella festa di S.Gaudenzo, intendiamo rimettere a fuoco la bellezza e la concreta praticabilità della vita cristiana (dalla lettera pastorale 2010).

Perciò anche la nostra comunità cristiana che vive a Sanraffa, si incammina nel solco che la Chiesa diocesana, si propone di percorrere in questo tempo...

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Di Bilo (del 14/06/2010 @ 22:39:19, in Vita di ComunitÓ, linkato 645 volte)

di Lina N.

Una vecchia canzone della romana Gabriella Ferri iniziava così: Ognuno ha tanta storia, tante facce nella memoria…
Se ci pensiamo bene, nel corso degli anni, per le occasioni che il lavoro o le esperienze della vita ci offrono, accumuliamo “facce” di persone che, pur non essendo della famiglia o della cerchia di amici e colleghi che frequentiamo, lasciano un segno particolare. La Festa coi Nonni mi dà l’opportunità di ricordare Nonna Cina. Era la nonna di tutti i bambini della via e abitava al piano terra del palazzo. La finestra della cucina si affacciava sulla piazzetta, così poteva vedere l’andirivieni delle persone, ma soprattutto vedeva i nostri figli giocare, correre, litigare, a volte menarsi… conosceva i lori spostamenti. Quando noi genitori tornavamo a casa dal lavoro e chiedevamo a Nonna Cina notizie dei figli, lei sapeva cosa dirci. Mi sembra ancora di sentire la sua voce: “Lina, i bambini sono andati al parco a giocare.”
Era una donna “alla buona” ma di grande umanità. Veniva dalla campagna e aveva mantenuto la genuinità e spontaneità delle persone semplici. Non si spostava mai dal quartiere, forse aveva fatto sì e no un paio di viaggi. Era stata a Roma, che per le persone dell’epoca significava andare a San Pietro perché lì c’era il Papa. Aveva una religiosità fatta di “la domenica si va a Messa” oppure “l’ha detto il prete in chiesa”, segno di una fede che non si faceva troppe domande né si poneva tanti perché.
Cara Nonna Cina, non sei stata una donna “d’immagine” ma in chi ti ha conosciuto hai lasciato il ricordo di una persona genuina e generosa. Grazie per sempre.

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Di Bilo (del 14/06/2010 @ 22:36:51, in Vita di comunitÓ, linkato 750 volte)

di Lina N.

Primo Maggio in gita

Indecisa fino all’ultimo se partire o no, alla fine mi sono iscritta e mi sono aggregata al gruppo.
La giornata prometteva, e in effetti dalla partenza fino al rientro si è mantenuta bella, con sole e temperatura mite. L’obiettivo era un percorso sulle tracce di San Francesco… però non abbiamo seguito le tracce del programma!
La prima variazione è stata, causa “lavori in corso”, l’inversione di tappa: non Cortona ma il Lago Trasimeno. Ci è venuta bene, perché abbiamo potuto gustare la traversata del lago con un bel sole e abbiamo avuto tempo di visitare l’isola Maggiore sulla cui sommità (per chi aveva gambe e fiato) ci aspettava l’antica chiesa di San Michele Arcangelo. Peccato che a mezzogiorno si è dovuto riprendere il traghetto. Di qui il programma è stato preso alla lettera: un pranzo al sacco a Cortona meta della nostra gita!
Lì, purtroppo ci aspettava un’altra sorpresa! Per una chiusura al traffico del centro urbano, non si è potuto entrare coi pullman e andare alla scala mobile che ci avrebbe portato in centro. Rimasti in fondo alle salite, abbiamo arrancato alla Fantozzi fino alla chiesa di San Francesco, per la Messa comunitaria.
Nemmeno il nostro don è stato risparmiato. Lui, così fiero della comunità e sempre in mezzo alla sua gente, ha avuto la sorpresa di trovarsi separato dall’assemblea da una balaustra stile Concilio di Trento!
Dopo la Messa abbiamo avuto un’ora a disposizione: giusto il tempo perché qualcuno si perdesse (diciamo una ragazzotta di trent’anni, sempre molto smemorata).
Per tornare ai pullman il don ha chiamato un taxi onde evitare a qualcuno l’effetto sciancato della salita. Il ritorno è stato tranquillo con momenti di preghiera, di relax, di canti e lodi al Signore.
Un grazie particolare alle persone che hanno organizzato la gita perché ancora una volta abbiamo sperimentato la condivisione e la gioia dello stare insieme.

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Di Bilo (del 14/06/2010 @ 22:32:04, in Vita di ComunitÓ, linkato 830 volte)

Clan Pàrsec - Rimini 1 e 11

Dal 17 al 22 Agosto del 2009 gli scout dei clan di San Raffaele e San Gaudenzo (ragazzi di età dai 17 ai 21 anni) sono stati all’isola d’Elba per una “Route di cammino” che è una specie di campeggio itinerante con piccole tende agili da montare e rimuovere. Su questa esperienza forte e originale, gli scout hanno preparato la riflessione che qui pubblichiamo. Esistono anche la “Route di servizio” e la “Route di fede”, che contiamo di presentare in un’altra occasione.

“Route” in francese significa strada. Nello scoutismo “fare strada” vuol dire incamminarci a piedi verso una meta desiderata. E’ il bisogno di uscire dal quotidiano per metterci alla prova, è l’opportunità per riflettere dove eravamo, dove siamo, dove vogliamo andare...

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Di Bilo (del 14/06/2010 @ 22:30:03, in Documenti, linkato 889 volte)

Una signora della comunità, che preferisce restare anonima, ci ha inviato una riflessione appassionata sulla sua esperienza familiare. Ci sembra profonda a vera, e la proponiamo volentieri, convinti che possa essere utile a molti, come lo è stata a noi che l’abbiamo ricevuta.

Cinque anni fa un grande dolore ha colpito la mia famiglia, la separazione dei miei genitori. E adesso vorrei raccontare al mondo il vuoto incolmabile che può provare un figlio quando perde un punto di riferimento così alto come l’amore dei genitori. Vorrei dirlo in particolare a chi ha abbandonato la fede, a chi non riesce a credere nella famiglia e nei valori che tengono legate le persone care, vorrei trasmetterlo a ogni famiglia!
Anzitutto, però, voglio ringraziare i miei genitori che, prima della separazione, per più di trent’anni sono stati artefici e portatori dell’amore che Dio ha loro affidato. Mi reputo fortunata, perché durante il tempo passato con loro ho goduto e apprezzato appieno il sentimento che fa vivere al riparo da pericoli e tentazioni del mondo circostante: l’amore di mamma e papà. Un amore scambievole, non privo di difficoltà ma autentico, coraggioso, rispettoso, gratuito, capace di perdonare le offese senza ricambiare male con male. Per trent’anni ho vissuto in una famiglia meravigliosa, sperimentando la bellezza di una famiglia che si ama. Per questo, da quando mi è venuta a mancare, so apprezzarla ancora di più.
Come vorrei, Signore, riuscire a trasmettere il mio animo alle famiglie in difficoltà. Come vorrei che i bambini non dovessero pagare a caro prezzo l’egoismo o la disperazione degli adulti. Non voglio condannare le coppie che non ce l’hanno fatta. Ogni persona ha la sua storia e ognuno ha diritto di essere rispettato nelle decisioni che prende. Il mio, Signore, è un appello, la preghiera di una figlia che soffre per la perdita dell’unico, importante riferimento che aiuta a crescere sani, l’amore di mamma e papà.
Detto così può sembrare facile. Qualcuno potrebbe replicare: ”E se quell’amore non c’e’ più? Se non riesco più a guardare mia moglie o mio marito provando sentimenti buoni? Se dentro di me crescono rabbia e rancore?”
E’ vero, chi arriva alla separazione forse le ha provate tutte, senza riuscire, a volte neanche per colpa propria. I motivi sono molteplici e difficili da valutare perché personali, ma da figlia che non ha smesso di credere alla promessa fatta davanti a Dio, vorrei suggerire – sottovoce – alcune domande: “Abbiamo messo Dio al primo posto nella nostra vita? Abbiamo chiesto a Lui di vegliare sul nostro amore e sulla nostra famiglia? Abbiamo alimentato la fede con l’eucaristia, nella certezza che lì c’è Gesù vivo e vero?”
Uso il plurale “abbiamo” perché oggi sono anch’io madre e assaporo le difficoltà di essere famiglia, e di affidarmi davvero, di trasmettere Dio ai figli, al marito, a coloro che incontro. Non mi ritengo una brava cristiana, manco in molte cose, a partire dalla preghiera che spesso mi costa fatica, so di non essere né una moglie, né una madre perfetta.
Come vorrei poter concludere raccontando che le mie preghiere sono state esaudite e che la mia famiglia di origine è di nuovo unita! Ma non è così. Non perdo la speranza e ringrazio tutti coloro che pregano per noi e per le tante famiglie divise. Soprattutto ringrazio Dio per non avermi mai abbandonata alla solitudine del mondo e di avermi portata in braccio, coccolata, accudita, protetta, amata con l’amore che solo Dio può portare: un sentimento indescrivibile e profondo, immenso e sicuro di Padre che ama tutti così come siamo. Grazie Signore, rimani sempre nel mio cuore, non abbandonarmi. Fa che non perda il dono più grande che ho ricevuto in questa vita, la fede. Madonnina, custodisci e proteggi tutti sotto il tuo manto materno.
Qualcuno è curioso di sapere come e perché i miei genitori, dopo trent’anni di meravigliosa vita insieme, si sono separati? Beh, questo è un altro discorso. Se ne avrò la forza, lo affronterò un’altra volta.

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Di Bilo (del 14/06/2010 @ 22:27:32, in Documenti, linkato 963 volte)

Gabriella Righetti

E poi dicono che gli anni non contano! 80 anni di don Andrea. 50 anni della Parrocchia di San Raffaele. 40 anni dalla mia “partenza”. E così via, tutti gli altri…
Per la festa di don Andrea mi è arrivato l’invito di un’amica. Non avrei mai rinunciato a questa occasione di incontro e a quello cui ha dato inizio. Ho incontrato e riallacciato rapporti nati nel lavoro di costruzione della Parrocchia. Già, la costruzione della Parrocchia di San Raffaele…
Era il 1960 quando...

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Di Bilo (del 14/06/2010 @ 22:19:17, in Documenti, linkato 968 volte)

Lino Tonti

Il 3 novembre 2009, la Corte europea dei diritti dell'uomo ha stabilito che la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche è «una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni» e una violazione alla «libertà di religione degli alunni». Il governo italiano ha presentato ricorso. Se verrà accolto, il caso verrà ridiscusso nella Grande Camera. Solo allora conosceremo la decisione definitiva...

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Di Bilo (del 14/06/2010 @ 22:07:12, in Documenti, linkato 750 volte)

Cara parrocchia,

il vecchio adagio “ogni parrocchia è immagine del suo prete”, non sempre rende ragione e onora tutta la verità, sulla responsabilità dei laici nel compito dell’evangelizzazione.
Per questo motivo ho proposto ad alcuni laici della nostra parrocchia, di prendere parte ad un mio sogno nel cassetto.
Per arrivare all’argomento della nostra conversazione, devo però fare una piccola premessa.
Certamente ricorderete che, quando sono arrivato nel 2002, ho proposto di dividere la parrocchia in sette zone, abbastanza omogenee. Tale scelta ha avuto più una funzione pratica, che pastorale. Infatti è stata utile (lo è tuttora) nell’organizzazione della benedizione delle famiglie; nella distribuzione degli avvisi alle famiglie della catechesi…
È stata la prima opportunità nella conoscenza delle persone che abitano questo territorio.
Nel frattempo però, ho constatato due fenomeni in apparenza slegati tra loro: l’invecchiamento della popolazione e il cambiamento graduale degli stili di vita delle famiglie. Fenomeni che modificano le relazioni quotidiane tra le persone, perché diminuiscono le occasioni d’incontro e alimentano la distanza dentro e fuori le famiglie. Così anche l’attenzione nei confronti delle persone che vivono accanto subisce condizionamenti e diminuisce in modo drastico, se pure incolpevole.
Un’ulteriore conseguenza di questi fenomeni è una sorta di “scollamento” tra la vita reale della gente e l’impegno missionario della parrocchia.
La domanda a questo punto sorge spontanea: che fare? Abbiamo “risposte e ricette convincenti”?
Ancora una volta mi preme sottolineare che non si tratta “semplicemente di fare”, ma di recuperare il volto missionario della nostra comunità parrocchiale; di educarci ed educare i laici al loro impegno battesimale.
Ecco allora l’idea che già ho tradotto in un invito concreto. Le famiglie che vengono visitate in questo anno, ricevono la proposta di partecipare ad un momento di “ascolto” . Mi sembra importante sottolineare come, per comprendere le ragioni dei diversi fenomeni che ho evidenziato, sia necessario dialogare con chi vive, chi lavora, chi abita il territorio; chi conosce e si misura tutti i giorni con i rapporti quotidiani e di vicinato. In questa prospettiva è opportuno imparare ad ascoltare la vita. Quella vita che sembra sfuggire, perché abbiamo sempre fretta. Quella vita fatta di relazioni semplici, di incontri, di problemi quotidiani, di persone che si misurano con l’esperienza del dolore, della malattia; di persone che gioiscono per la nascita di un figlio, o perché vedono finalmente realizzato il loro progetto.
Come potete notare non ho “ricette” da presentare. Semplicemente richiamare tutti alla nostra responsabilità di battezzati. E’ ciò che ci ricorda il vangelo della terza domenica: “Oggi (per noi) si è compiuta questa scrittura che voi avete ascoltato” (Lc.1,21). Gesù ci insegna che solo dall’ascolto nasce la comunione, solo dall’ascolto cresce la responsabilità. Solo dall’ascolto si consolida la missione verso gli altri… Ancora buon cammino

d.Giuseppe

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Di Bilo (del 08/12/2009 @ 14:28:38, in Vita di comunitÓ, linkato 860 volte)

Mercatino Caritas

La comunità si mobilita per donare

Anche in occasione del Mercatino 2009 l’impegno dei tanti volontari e dei gruppi parrocchiali è stato notevole, nella programmazione, nell’organizzazione e durante lo svolgimento delle due giornate.

Dietro a ogni manifestazione grande o piccola c’è sempre una preparazione attenta, un’attesa e la speranza che tutto vada bene. E’ stato bello partecipare e contribuire al successo del Mercatino, dove i gruppi della parrocchia si sono adoperati a far sì che tutte le cose funzionassero. Le bancarelle hanno esposto con allegria e fantasia quanto è stato prodotto dalle persone che si incontrano in parrocchia (non solo per pregare ma anche per lavorare) e tutto quello che tanti - davvero tanti - hanno confezionato o prodotto a casa. Intanto i nostri ragazzi, instancabili e felici, sono passati di casa in casa per raccogliere alimenti non deperibili...

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Di Bilo (del 08/12/2009 @ 14:22:52, in Documenti, linkato 2611 volte)

Cara Parrocchia,

nel mese di Novembre, dedicato alla memoria dei defunti, diversi vescovi sono intervenuti sulla cremazione, prassi che anche a Rimini comincia a essere proposta e richiesta.
Non vorrei entrare nel merito delle scelte personali e/o religiose. Mi limito a ricordare l’insegnamento della Chiesa, che investe un punto fondamentale della nostra fede, la risurrezione della carne, così come proclamiamo: “credo la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen”.
I primi cristiani si sono uniformati all’usanza ebraica di inumare i morti (cioè, seppellirli nella terra). Ma oltre alla consuetudine, una motivazione forte li spingeva alla prassi di inumare: la testimonianza della Risurrezione di Gesù, il suo sepolcro vuoto e la pietra rotolata. Chi sceglieva diversamente, lo faceva in polemica con l’insegnamento della Chiesa. Non cremare i morti è stato per secoli un segno di riconoscimento di chi crede in Cristo.

Oggi la riflessione teologica è cambiata...

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