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Dov'Ŕ finito il Natale?
Di Bilo (del 08/12/2008 @ 20:05:48, in Documenti, linkato 1077 volte)

Cara parrocchia,

dov’è finito il Natale?
Sicuramente ti stupirai di questa mia lettera che rischia di essere datata e forse un po’ retorica.
Però non posso fare a meno di considerare il cambiamento, a dir poco epocale, della grande festa cristiana.
Ho compiuto da poco i cinquant’anni e mi ritrovo a fare confronti con gli anni in cui ero bambino. Niente grandi luminarie, il panettone rigorosamente a Natale, il presepe, il pranzo, il tempo tranquillo della vita familiare, qualche regalo….

Ora invece assistiamo alla progressiva commercializzazione di tutto e di tutti, da parte della nostra società. L’anno deve poter essere sempre e comunque una “grande festa”, vissuto all’insegna del consumo. Si comincia col “Natale con i tuoi” , attraverso la “Pasqua con chi vuoi”. Per raggiungere nel cuore dell’estate il fatidico “Ferragosto, amore mio, non ti conosco” sino all’ultimo prodotto commerciale americano, la festa di Halloween; streghe, fantasmi e zucche animate che ci parlano della morte come “dolcetto o scherzetto”.
Insomma la vita diventa un bel “centro commerciale”, dove tutto deve essere consumato in fretta, per lasciar spazio ad altri prodotti.
Dove sono finite le principali feste cristiane? Dov’è il Natale dell’Incarnazione di Gesù? Dov’è la Pasqua di Risurrezione? Dov’è l’Assunzione al cielo di Maria? Dov’è finita la festa di tutti i Santi e la preghiera per i defunti?
Sono state semplicemente “ribattezzate”.

Sempre il nostro Vescovo nell’ultima assemblea ci esortava così:

“Desidero incoraggiare ogni tentativo per “rilanciare” la bellezza della domenica cristiana: perché non far precedere la celebrazione vespertina (non “pre-festiva”!) della Messa del sabato sera (che per noi è l’inizio della domenica) con la celebrazione del lucernario e dei vespri? perché non celebrare la liturgia delle lodi prima della prima Messa alla domenica mattina? Sarà pure importante curare la celebrazione di ogni eucaristia secondo verità e bellezza, senza dimenticare che la domenica vanno favoriti spazi di incontro, di festa, di servizio e di condivisione con i poveri.”

Vorrei cogliere ancora l’occasione per riflettere insieme a voi, sul significato della presenza educativa dei cristiani nella società.
Scrive un autore del secondo secolo: "A dirla in breve, come è l'anima nel corpo, così nel mondo sono i cristiani" (Lettera a Diogneto).
Questa dunque la vocazione dei cristiani. Questo il servizio che siamo chiamati a svolgere. In esso gioca ancora un ruolo importante la famiglia. Sento però l’urgenza, che anche la parrocchia, sappia fare la sua parte.

Ecco alcune motivazioni.
L’educazione paga, la demonizzazione non serve. Come ricuperare i significati cristiani se non investendo nell’educazione e nella formazione? Chi conosce, chi approfondisce, chi cerca la verità, è in grado di scegliere. Ecco perché la parrocchia può e deve essere luogo di formazione e non solo “stazione di servizi”: vado in parrocchia e prendo quello che mi serve e mi piace.
Seconda motivazione. La comunità parrocchiale tutta (il prete con la gente) fa opera di discernimento. Perché Dio parla in tutti. Parla nei grandi come nei piccoli; parla nei poveri come nel vicino di casa. Parla, parla…perché luce ai miei passi è la tua Parola. Discernere è confrontarsi, anche scontrarsi; è saper valutare, ma anche aspettare. Insomma è saper camminare insieme, col passo leggero della comunione.

d.Giuseppe