Ombre o luci sul futuro della Chiesa?
Di Bilo (del 01/10/2006 @ 17:22:45, in Vita di comunità, linkato 704 volte)

Qualche giorno fa si è concluso il IV Convegno della Chiesa Italiana tenuto a Verona, un evento atteso, preparato e pubblicizzato in tante occasioni. I quotidiani e la televisione ne hanno dato notizia, ma se ci si ferma ai resoconti dei mass media si rischia di avere un'immagine distorta del cammino della chiesa italiana. Il problema non è nuovo: stampa e televisione tendono a guardare questo, come altri avvenimenti della chiesa, con occhi "politici", mettendo in evidenza la solita, eterna lotta tra conservatori e progressisti. Cioè, da una parte coloro che vogliono una chiesa ancorata alle tradizioni del passato, decisi a difenderle contro ogni novità, e dall'altra quelli che vogliono una chiesa aperta, capace di uscire dalle sacrestie e di confrontarsi con le dinamiche moderne.
Ora che il Convegno si è concluso, proviamo a entrarci con lospirito costruttivo che nasce dalla fede. E allora vi scorgeremo il cammino paziente della Chiesa in Italia, la stessa Chiesa della tua parrocchia, della nostra, che deve fare i conti con le problematiche di oggi e di ogni giorno. Il dato più evidente del Convegno è rappresentato proprio da questo confronto aperto e franco con i temi scottanti della vita: mondo del lavoro e festa, fragilità umana, vita affettiva, cittadinanza e tradizione. Questi temi, nelle loro varie e complesse articolazioni, raccontano il tentativo della chiesa di aprirsi al mondo vivo e reale, senza l'assillo di proporre soluzioni già consolidate.
In questo allargamento di prospettiva, prende corpo lo spirito del Concilio Vaticano II, là dove indica l'attenzione a tutto l'uomo e a tutti gli uomini come atteggiamento prioritario per la chiesa. Si tratta di una rivoluzione, rispetto all'immagine che spesso si ha della chiesa, "tanto intenta a 'salvare le anime' quanto distratta sulla loro dimensione sociale ed extra ecclesiale". Ora emerge un'attenzione premurosa a tutti gli aspetti e livelli della vita umana. Una rivoluzione capace di recuperare il senso della giustizia evangelica, che non consiste nel dare a tutti le stesse cose, ma a ciascuno ciò che manca alla sua piena realizzazione.
In questo comportamento della chiesa, prende corpo e forza la testimonianza di Gesù Cristo, il quale dà il pane con la stessa facilità con cui perdona i peccati, restituisce dignità sociale agli emarginati nella stessa misura in cui li cura dalle loro infermità, valorizza la donna mentre si fa servo dei bambini. La domanda allora è d'obbligo: cambierà qualche cosa nella vita delle nostre comunità e parrocchie? Non saprei rispondere con un semplice sì o no. La storia insegna che i grandi cambiamenti partono dal basso, cioè dalla vita, che interpella e pone domande nuove, al passo con i tempi che mutano. I Vescovi hanno già indicato un punto di partenza che ci accomuna nella diversità dei cammini e delle storie personali ed ecclesiali. Riportando una frase di Sant'Ignazio di Antiochia, ci ricordano che "è meglio essere cristiani senza dirlo, che proclamarlo senza esserlo".Un invito più o meno velato al dialogo e al confronto con chi ha voglia di sporcarsi le mani nella vita di tutti i giorni. Alla nostra comunità, come alle tante comunità in Italia, il compito di fermarsi, per guardare e ascoltare con premurosa empatia tutta la vita che ci fluisce accanto.

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