Lettera n. 7 - Giugno 2018
Di Admin (del 16/06/2018 @ 11:53:54, in Lettera, linkato 131 volte)

Umorismo e santità

Mentre si conclude un anno pastorale intenso, ringraziamo tanti per la collaborazione e tutti per l’attenzione alla Lettera. Ci scusiamo per imprecisioni e disattenzioni che facilmente accompagnano chi lavora. Affidiamo i saluti alla voce di Papa Francesco, che invita a guardare avanti “con spirito positivo e ricco di speranza”.

Il santo è capace di vivere con gioia e senso dell’umorismo. Senza perdere il realismo, illumina gli altri con uno spirito positivo e ricco di speranza perché la fede è «gioia nello Spirito Santo». Ordinariamente la gioia cristiana è accompagnata dal senso dell’umorismo. Il malumore non è un segno di santità: «Caccia la malinconia dal tuo cuore»!
È così tanto quello che riceviamo dal Signore «perché possiamo goderne» che a volte la tristezza è legata all’ingratitudine, con lo stare talmente chiusi in se stessi da diventare incapaci di riconoscere i doni di Dio.
Se lasciamo che il Signore ci faccia uscire dal nostro guscio e ci cambi la vita, potremo realizzare le parole di san Paolo: «Siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti». Ci sono momenti duri, tempi di croce, ma niente può distruggere la gioia soprannaturale, che «si adatta e si trasforma, e sempre rimane almeno come uno spiraglio di luce che nasce dalla certezza personale di essere infinitamente amato, al di là di tutto». È una sicurezza interiore, una serenità piena di speranza che offre una soddisfazione spirituale incomprensibile a criteri mondani.
L’amore paterno di Dio invita: «Figlio, trattati bene. Non privarti di un giorno felice». Il Signore ci vuole positivi, grati e non troppo complicati. In ogni situazione, occorre mantenere uno spirito flessibile, e fare come san Paolo: «Ho imparato a bastare a me stesso in ogni occasione». È quello che viveva Francesco d’Assisi, capace di commuoversi di gratitudine davanti a un pezzo di pane duro o di lodare felice Dio solo per la brezza che accarezzava il suo volto”.
La gioia cristiana si vive in comunione, si condivide, si partecipa, perché «si è più beati nel dare che nel ricevere» e «Dio ama chi dona con gioia». L’amore fraterno moltiplica la nostra capacità di gioia, poiché ci rende capaci di gioire del bene degli altri.

(Papa Francesco, Gaudete et exsultate, adattamenti)

Per leggere e scaricare integralmente la lettera di giugno, potete cliccare QUI (il file è in formato PDF e pesa circa 781KB).

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